20091004

Capisco di non capire


"Non insistere, tanto non capisce il giapponese" dice lui. E in effetti è così. Non capisco niente, tranne la frase che ha appena detto. Quindi lo capisco? Il dilemma manda in tilt il mio cervello. La coppia di giapponesi perde consistenza, e con essa tutta la festa dell'amicizia (leggi: degli stranieri), e i cinesi scompaiono, e i coreani con loro, e gli indiani seguono a ruota. Capisco? Non capisco? Sto per avere una chiara esperienza OBE (out of body experience) ma riesco a evitarla morsicando un onigiri, che per chi non lo sapesse è una palla di riso (ma no? riso? davvero? in Giappone?) con dentro quello che non mettereste mai in nessuna pietanza. Nel mio credo ci fosse del trucciolato. Riso con trucciolato; forse è un'idea Ikea. Onigiri Strummellår, quando l'asia incontra la Svezia. Capisco? Non capisco? Per mandare giù il boccone sono costretto a trincare quasi d'un sorso la bevanda che mi è stata offerta. The verde freddo, of course. Ecco spiegato l'alto numero di suicidi in giappone. Nutrite una qualsiasi città italiana con riso bianco e the verde, ed ecco il controllo demografico. Capisco? Non capisco? Mi viene in mente mia madre che con la mia fidanzata presente afferma "certo che non capisce proprio niente d'italiano", io che mi adiro, la mia fidanzata che fa finta di nulla. Ecco, ho risolto: guardo la coppia -lei nel frattempo insiste nel parlarmi in giapponese- e ho la soluzione: sorrido e faccio finta di nulla. Loro non capiscono. Capiscono?

20091003

Asia Oasi di Serenità (come no)


La cina è davvero la super potenza del futuro? Molti in giappone non si fanno questa domanda. Loro si chiedono più pragmaticamente: dove mangerò stasera degli ottimi ramen? Ma i giapponesi son così, non si spreca tempo in una oziosa discussione politica quando si può tergiversare bellamente sugli ingredienti che rendono questo riso bianco così gustoso. A mio avviso l'ingrediente è solo uno: la fantasia. Il riso bianco è l'unica cosa del resto che accomuna cina e giappone, altrimenti divisi su irrisolte e noiose questioni storiche:  Quegli scogli vicino a okinawa, ad esempio, a chi appartengono? Entrambe le nazioni pensano di averne diritto. Il vero proprietario è però -a quanto rivelano le mie fonti- Nettuno in persona. Difficilmente Nettuno permetterà a qualcuno di sottrargli il suo scoglio preferito. L'esercito cinese è enorme, quello giapponese invece non c'è. Indoviniamo chi vincerebbe uno scontro diretto? Suggerimento: Ha il viso tondo, due enormi orecchie e vive a Topolinia.  Naturalmente gli stati uniti hanno i loro soldati nelle vicinanze, pronti a perdere una nuova guerra. C'è poi l'affaire Taiwan. Quest'isola considerata dai cinesi come parte della loro nazione, esattamente come gli scogli di okinawa, una parte dell'india, e parti del territorio della corea del nord e chissà cos'altro ancora. Sembra il famoso schetch di benigni.

-E questi occhiali di chi sono?- chiediamo

-Sono nostri.- risponde l'alta nomenklatura cinese

C'è sempre uno studio storico che dimostra come una parte di un qualche territorio sia storicamente cinese. Il giappone fa lo stesso con un bel pò di isolette. Se facessero così anche i mongoli ci sarebbe solo una nazione in asia, con capitale Ulan Bator.  Questo per dire che in asia il pericolo di una qualche guerra è sempre dietro l'angolo. L'unica pericolo che non corre l'asia direi è quello di vincere una coppa del mondo di calcio. 

20091002

Una Meazzi li seppellirà



Ora che vivo in Giappone sento la mancanza di una cosa in particolare. La mia chitarra elettrica meazzi, classe 1960. Questo piccolo gioiello dal lungo manico emette sonori fischi non appena attaccata a un ampli qualunque. Non sa cantare, non conosce melodie o armonie, arpeggi e accordi; lei grida solo. Un lungo e acuto lamento straziante che non conosce requie. Esattamente come un disco di giorgia. Esattamente quello con il quale dovrebbero essere coperti la stragrande parte dei programmi tv giapponesi. Coi loro sottotitoli. Programmi dove si mangia tanto, si ride, e ci si stupisce in continuazione di nulla. Ora che anche il mio tg preferito ha cambiato la conduttrice, per sostituirla con una sciacquetta uguale a mille altre, ho fatto un sogno: collego la mia meazzi a l'ampli di marty in ritorno al futuro, metto il volume al massimo e.... solo un lungo fischio li seppellirà.


20080409

LA LUNGA MARCIA VERSO IL MATRIMONIO


Ho comprato una pianta. Delle tenere campanule color lilla si ergono dalla terra che staziona lemme lemme dentro un vaso di plastica. Plastica che contiene la natura. Ci deve essere un senso, ma non so qual'è. Queste tenere campanule pare adorino la penombra. Non desiderano la luce diretta del sole. Amano l'umidità e fare le parole crociate senza schema della settimana enigmistica.  In pratica non hanno nulla in comune con me. Allora perché comprarle? Perché sono almeno 2 anni che tengo in casa, felicemente, con ottimi risultati una pietra di ametista. Molto grande per giunta. Un minerale difficile da tenere. Molti hanno avuto dei problemi con le ametiste. Si lamentano di notte, non amano i bambini e pungono. La loro puntura è decisamente dolorosa. Sono dei minerali aggressivi che diversamente dal quarzo -per fare un esempio- difendono il territorio. Quale fatica metterle accanto nella mensola dove si mostrava vanitosa un libro. Anzitutto niente horror. Clive Barker è stato fatto a pezzi. Anche i classici come Kafka o Sarte non erano di suo gradimento. Alla fine, dopo aver scartato buona parte della letteratura mondiale, ci siamo accordati sulla scuola neomarxista di Francoforte. Questo per dire che tenere in casa un'ametista non è da tutti. Bisogna avere il pollice minerale. Io, modestamente, lo posseggo. E dopo averlo orgogliosamente constatato posso dedicarmi a forme di vita più complesse. Dopo i virus e gli agenti patogeni in genere, prima i minerali, ora i vegetali. Se continuerò così, tra qualche anno potrò dedicarmi a dei pesci, poi forse, dei mammiferi. Solo a quel punto dirò di sì alla mia fidanzata.

20080308

La poesia non serve a granché


Questa semplice realtà sembra essere dimenticata dai più. Come ogni categoria di lavoratori pensa che il mondo cadrebbe in rovina senza il loro apporto, anche i poeti pensano lo stesso della loro funzione. Ma se, come abbiamo visto, gli operatori ecologici potrebbero avere le loro ragioni per pensarlo, i poeti decisamente si sopravvalutano. Perché mai delle parole messe in fila ritmicamente dovrebbero essere indispensabili? quando ho provato a coprire il rosso in banca con una parte delle "rime spirituali" di Lorenzo il Magnifico il bancario mi ha cacciato a pedate. Nessuna donna me l'ha data dopo avermi ascoltato recitare "il Vento" di Attilio Bortolucci. Dopo una giornata di tal fatta sono tornato a casa, e ho trovato conforto in una vecchia poesia di Charles Bukovski. Ecco quindi l'unica funzione della poesia. Se la tua vita è a scatafascio, e tu sei una nullità, lei ti dice "ma no, che sei un bravo guaglione". Un pò la stessa funzione della prostituta quando tua moglie ti abbandona per un altro. 

20080212

C'è del marcio in Danimarca


Il dolore non porta a nulla di buono. Questa evidente realtà viene negata dalla religione cristiana, la quale vorrebbe dare al dolore e alla sofferenza un significato salvifico. Non ricordo di aver visto mai persone migliorare grazie al dolore. Anzi, quando questo è continuo l'abbruttimento è certo. Il dolore tira fuori il peggio dell'uomo. Rabbia, rancore, violenza. Dal letame nascono i fiori cantava De Andrè. Ma non è vero. Dal letame non nasce nulla, al massimo è un concime. Il passato dell'umanità è costruito sul dolore, sulla violenza. Costellato di perdite tragiche. Guerre, omicidi, stupri. Da questo dolore l'uomo non ha imparato nulla. Oltre a perpetrarlo, naturalmente. L'uomo è un essere stupido. Un animale votato al suicidio. La sua presenza è per la Terra una jattura. E' un microbo, un virus che muta in continuazione distruggendo il corpo che lo ospita.  Il dolore porta dolore. Una tautologia difficilmente contestabile. Non credo nelle proprietà miracolose del dolore. Solo la gioia ci salverà da noi stessi. Solo la gioia ci renderà liberi. La gioia è la mia religione. 

20080202

Voglio essere danna


L'arte della geisha va scomparendo. Come le tigri. Anche se non vi è relazione alcuna tra geisha e tigre, anche perché quest'ultima non può permettersi certo l'onerosa parcella per i di lei servigi. In effetti non è stata mai registrata a memoria d'uomo una tigre come "danna" di una geisha. Ma naturalmente potremmo semplicemente non saperlo. Difatti le geisha sono molto riservate. In Italia non sono presenti, perché per un uomo italiano pagare la grazia, la bellezza e altre abilità frutto di anni di studio sembra sciocco. Quando invece si può pagare qualcosa per la quale una donna non deve essere molto in gamba. Strani gli uomini. Un po' come se andassi a teatro, ma solo dopo aver ricevuto assicurazione che gli attori sono incapaci. Mi piacerebbe parlare con  una geisha, ma temo che non capirei molto di quello che mi dice. Poi la danza orientale non la capisco. Magari potrei ascoltarla suonare lo shamisen. Per un paio di secondi, cioè quello che  mi permettono le mie finanze. Eh, non verrò mai intrattenuto da una maiko, lo capisco bene e mi dispiace molto. Però ho un'idea. Potrei affittare un kimono. Trovare qualcuno che sappia utilizzare il trucco delle maiko e dietro compenso -non troppo esoso- affitarmi la prostituta sotto casa. La farei vestire come una maiko. La porterei a casa, mi farei versare del sakè. Per un'ora solo, lei la mia geisha, io il suo danna. Ne parlerò con la mia psicologa.